Plastic Tax spagnola
Dal primo gennaio 2023 la Spagna è la prima nazione in UE a introdurre la plastic tax nazionale, simile a quella italiana introdotta dal governo Conte II ma mai entrata in vigore. Questa tassa non è da confondere con quella del 2020 europea (80 centesimi per ogni chilogrammo di plastica). La plastic tax nazionale è difatti aggiuntiva e integrativa.
Come funziona?
Si parla di 45 centesimi per chilogrammo di imballaggi in plastica prodotti, importati o acquistati all’interno dell’Ue e non aventi plastica riciclata all’interno. La nuova tassa ha un impatto sulla maggior parte delle attività industriali e di prodotti di consumo: copre sia i materiali di imballaggio, i cosiddetti vuoti, sia i prodotti confezionati. Include quindi contenitori di plastica non riutilizzabili, semilavorati in plastica (ad esempio i fogli termoplastici) destinati alla produzione di contenitori in plastica non riutilizzabili e prodotti in plastica con lo scopo di facilitare la chiusura, la commercializzazione o la presentazione dei contenitori non riutilizzabili.
I prodotti contenenti più materiali saranno tassati solo in base al peso effettivo della plastica non riciclata. La plastica riciclata non è tassabile. Lo Stato punta a raccogliere dalla tassa nel primo anno di applicazione circa 456 milioni di euro.
La tassa viene introdotta per ridurre del 20% le plastiche monouso entro il 2030 e incoraggiare l’utilizzo di packaging realizzati con plastica riutilizzabile o riciclata al suo interno. Tutto ciò aumenta la responsabilità del produttore, che si fa carico del costo totale della gestione dei rifiuti in questione. Si stima che la sola plastic tax avrà un impatto di circa 690 milioni di euro per le imprese spagnole. Non è ancora chiara fino in fondo l’applicazione pratica, come la norma per le aziende di ottenere dai loro fornitori esteri informazioni sulla composizione dei materiali.